ASSEMBLEE E CONVEGNI

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Ultimo Aggiornamento
martedì 28 luglio 2009

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Felisati: «Pronti a fare il referendum»

Trino - Le assemblee organizzate da Legambiente e Gruppo Senza Sede sul nucleare, sono state finora, gli unici momenti di confronto diretto con i cittadini messi in campo a Trino. L'8 luglio è stata approvata dal Senato la nuova legge sul nucleare che non prevede un ruolo decisionale vincolante degli enti locali nella scelta della localizzazione di nuove centrali e depositi di materiali radioattivi, delegando al Governo la possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a forme di vigilanza militarizzata, con il rischio di mancanza di trasparenza nella gestione degli stessi e con una limitazione dell'accesso alle informazioni.

Gian Piero Godio di Legambiente ha ripercorso brevemente i punti "strategici" di una legge "raccontata" dai media nazionali «come un provvedimento che ci trasformerà nel paese delle meraviglie, con l'energia prodotta da quattro, cinque, sei, e se possibile anche di più, centrali nucleari. Mentre nel mondo si privilegiano ricerca e investimenti sulle fonti alternative, in Italia si vogliono spendere milioni di euro per costruire centrali, che costeranno altrettanto per lo smantellamento a fine esercizio, lasciando pericolose eredità ambientali alle generazioni future, il tutto dietro a quattro soldi di compensazione per i rischi connessi». Tali accenni sono stati il prologo per parlare di Saluggia, Trino e Bosco Marengo, che saranno obbligati, senza l'individuazione del sito nazionale di stoccaggio, a diventare depositi delle loro scorie e di quelle che ritorneranno dall'estero dopo il riprocessamento.

Fasto Cognasso, per il Gss, ha ricordato «la chiusura della precedente amministrazione ad ogni iniziativa di confronto sulla situazione trinese» e il loro ricorso al Tar appoggiato da Legambiente, Pro Natura, consiglieri regionali di maggioranza e cittadini, per bloccare il decommissioning fino a quando non fosse stato individuato il sito per il deposito nazionale. «Un atto in alcun modo sostenuto, anzi osteggiato, dalle forze politiche locali di centro sinistra – ha inoltre precisato – atteggiamento che noi non abbiamo adottato, firmando la petizione popolare contro il ritorno al nucleare promossa in questi giorni dal Pd, così come sottoscriveremo quella indirizzata al Consiglio regionale piemontese che Legambiente ha iniziato, proprio a Trino, questa sera».

A chi pretende a gran voce un sì o un no netto sul nucleare, Marco Felisati, neo sindaco di Trino, risponde «no». Aggiungendo: «Siamo disposti a indire un referendum tra i cittadini e, per Leri Cavour, già abbiamo posto vincoli con il piano regolatore. Quanto al decommissioning della Fermi le nostri posizioni sono quelle già espresse della passata amministrazione: quel sito dovrà diventare prato verde». Felisati è l'ultimo a prendere la parola, in un'affollata sala. Il suo intervento, giunto al termine di una serata in cui avevano preso la parola molti cittadini e amministratori, trinesi e non, conclude, di fatto, l'incontro sul nucleare.

Un denominatore negli interventi precedenti è senza dubbio quello di spronare i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni ambientaliste, alla mobilitazione con iniziative comuni.

«A Crescentino – dice Riccardo Acquaviva – il sindaco Marinella Venegoni ha detto no al ritorno del nucleare e, l'amministrazione si sta attivando affinché il nostro sia un comune denuclearizzato. Cosa farà Trino?».
Paolo Balocco, consigliere di minoranza della lista "Trino è Tua» (Pd ndr) ha spiegato «Oltre alle prime 300 firme già consegnate al sindaco durante la prima convocazione del Consiglio comunale, stamattina abbiamo fatto pervenire alla presidente del consiglio, Nicoletta Mussino, la richiesta di impegno da parte del sindaco e della giunta di intraprendere tutte le azioni per scongiurare che il territorio di Trino e l'area Leri Cavour, vengano utilizzati a fini nucleari».
Gianni Fiusciello di Borgo d'Ale ritiene prioritario «Fare fronte comune creando una rete che difenda l'esito del referendum del 1987. Un percorso difficile perché, dal punto di vista formale, la decisione del Governo non è impugnabile, perché la legge che viene dopo, legittimamente promulgata dal Parlamento, annulla le precedenti».
Sul pregresso nucleare della nostra zona, Andrea Cisnetti di Palazzolo, forte di una lunga esperienza fatta sul campo, ricorda qualche antico "pasticcio" a livello politico, e qualche inquietante "difficoltà" nell'esercizio della Fermi, definendo ben più "pericolosa" la nuova strategia del Governo. «Applicare gli standard di sicurezza a depositi o centrali per scongiurare i rischi connessi vuol dire che, in un raggio di circa 20 chilometri, non potranno trovare collocazione insediamenti produttivi e urbani»
L'invito a uscire dal "ghetto" in cui certe decisioni rischiano di rinchiudere i sindaci è venuto dal sindaco di Costanzana Gian Luigi Guasco: «Abbiamo il dovere di tutelare i cittadini e promuovere lo sviluppo della zona, e di non accettare l'imposizione di depositi di superficie in un territorio che ha mille problemi, anche di falde acquifere. È necessario pure riflettere sull'accordo stipulato con la Francia, che prevede l'acquisto di sistemi per costruire le centrali cosiddette di terza generazione, già tecnologicamente superate, così forniremo loro quanto necessario per impianti più avanzati».

A chiudere gli interventi, appunto, Marco Felisati, che oltre, al resto, ci tiene a precisare l'inutilità di antagonismi sulla questione, e la necessità di proseguire il confronto. Sull'intervento del sindaco di Trino, tuttavia, sia Godio che Cognasso, in considerazione della nuova legge, hanno però sollevato alcune eccezioni. La prima è che in tema di confronti e informazioni ai cittadini il solo interlocutore dell'ente locale, finora, è stata Sogin, oggi commissariata; la seconda che l'area di Leri Cavour sarebbe maggiormente tutelata se il Comune l'acquistasse, in quanto, come proprietà dell'Enel considerata idonea al nucleare già 25 anni fa, può essere una scelta facile da riconfermare. Infine, il merito al cosiddetto "green field" (il prato verde che dovrebbe sorgere al posto della Fermi), il timore è che in riva al Po si avrà invece il "brown field": capannoni con le scorie.

(da La Sesia del 17 luglio 2009)


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