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Ultimo Aggiornamento
domenica 22 febbraio 2009

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«Un "Protocollo d'accordo" parziale, zeppo di dimenticanze e strafalcioni»

Saluggia - Si è tenuto la sera di venerdì 10 novembre, nella sala "Scuderia" di Vita Tre, l'incontro pubblico organizzato da Legambiente e Pro Natura sul "Protocollo d'accordo" fra i Comuni che ospitano gli impianti nucleari italiani.

I sette sindaci lo avevano firmato un mese fa, il 10 ottobre, a Latina, "muniti dei necessari poteri di legge per sottoscriverlo", come dice lo stesso protocollo nelle prime righe; non risulta però che siano state assunte, perlomeno a Saluggia e a Trino, deliberazioni di Consiglio comunale che delegassero i sindaci a firmare questo accordo. È vero che formalmente è possibile che i sindaci possano anche firmare accordi "in proprio", ma certamente questa è una loro scelta politica non condivisa dalle associazioni promotrici dell'incontro.

Dal dibattito sono emerse alcune considerazioni.

1) Le premesse del protocollo sono quantomeno opinabili: descrivono le centrali nucleari italiane con accento trionfalistico, citandone la produzione di energia elettrica; i numeri sembrano grandi, ma chiunque può verificare che la produzione complessiva (di tutte le centrali, e per tutti gli anni del loro funzionamento) è stata pari a poco più di tre mesi di consumi elettrici del Paese. In compenso non si citano i miliardi di miliardi di Becquerel di rifiuti radioattivi che queste centrali hanno prodotto; anzi, il protocollo parrebbe dare paradossalmente la colpa dei rifiuti radioattivi esistenti alla "chiusura" delle centrali, anziché alla loro apertura e funzionamento.

2) Il protocollo ha poi una prima parte che descrive la situazione attuale che, anche per quanto riguarda Saluggia, è piena di errori e di omissioni. Ad esempio si dice che il deposito Avogadro è di Sogin, quando invece è noto che è di proprietà di una Società privata (la "Avogadro srl"); si parla della piscina di Eurex, senza dire una parola sul fatto che le sue "perdite" hanno già contaminato la falda acquifera superficiale; non si pone per nulla in evidenza il fatto che l'impianto Eurex ospita la quasi totalità dei rifiuti radioattivi esistenti in Italia.

3) Quella che è più preoccupante è l'ultima parte del protocollo, che elenca le richieste al Governo, fatte dai sindaci in nome dei loro (ignari) cittadini.

Al primo punto si chiede ad esempio al Governo "l'approvazione delle istanze e delle procedure che regolamentano l'annosa questione della dismissione e la loro applicazione": significa chiedere di trasformare i siti in depositi di se stessi, esattamente ciò che le associazioni ambientaliste e molti cittadini hanno sempre temuto e contestato.

Al terzo punto si chiede «l'abrogazione dell'art. 50 del D.lgs. 17.03.1995 n. 230 "Licenza di esercizio" e l'applicazione dell'art. 55 "Autorizzazione per la disattivazione degli impianti nucleari"»: non se ne comprende il senso. Cosa può significare chiedere l'abrogazione di un articolo di legge che regola l'esercizio degli impianti nucleari e le relative prescrizioni di sicurezza? Se invece con queste parole si intendeva chiedere la revoca della licenza di esercizio degli impianti, allora occorre chiedersi se questo, in mancanza di un deposito nazionale, non significa spianare la strada alla trasformazione di tutti i siti in cimiteri nucleari.

Al settimo punto viene poi la giusta e condivisibile richiesta "rivoluzionaria" di applicare la legge 368 del 2003, cioè la legge vigente sul nucleare: non viene però ricordato che questa legge è stata in parte invalidata dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 62 del 29.1.2005, che ne ha parzialmente annullato gli articoli 1 e 2 in quanto per l'autorizzazione dei depositi nucleari non era prevista la partecipazione della Regione interessata. Eppure per Saluggia è cruciale la questione dell'autorizzazione dei nuovi mega depositi nucleari voluti dal Generale Jean.

Dichiara Gian Piero Godio: «Che fare allora di questo protocollo insoddisfacente, impreciso e fuorviante? La proposta delle associazioni ambientaliste è di lasciarlo ai sindaci: questo è il "Protocollo dei sindaci". I cittadini sentono invece l'esigenza di un "Protocollo dei cittadini", a partire da ciò che gli stessi cittadini hanno chiesto nelle petizioni che molte migliaia di loro hanno firmato ed inoltrato alla Regione Piemonte nei mesi scorsi. Nei prossimi giorni Legambiente e Pro Natura faranno avere le "richieste dei cittadini" anche al Governo, in modo che possa confrontarle con quelle che saranno presentate dai sindaci con il loro "Protocollo d'accordo"».

(da la Gazzetta.info del 15 novembre 2006)


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