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ASSEMBLEE E CONVEGNI Stampa questo articolo Stampa    Invia questo articolo Invia

Ultimo Aggiornamento
sabato 3 gennaio 2009

© Neo
2007 ~ 2009
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«Sì, la piscina dell'Eurex perde acqua radioattiva, ma si fanno continui controlli e campionamenti»
I relatori della serata: D'Amore e Porzio (Arpa), Dovis (Comune), Spezia e Gili (Sogin) e Barassi (Regione)

Saluggia - «Avevamo deciso di non informare la popolazione» Il sindaco risponde così all'assemblea indetta dai cittadini preoccupati

La perdita di liquido radioattivo della piscina Eurex continua a far discutere. Dopo la notizia apparsa su il manifesto, il tema è stato al centro della serata tenutasi all'oratorio il 6 giugno, organizzata da un gruppo spontaneo di cittadini che, appresa la notizia, volevano avere chiarimenti. Ospiti della serata erano: per Sogin Ugo Spezia, responsabile dell'area comunicazione e immagine, e Michele Gili, direttore dell'impianto; per Arpa Giovanni D'Amore e Laura Porzio, responsabili del centro regionale per la radiazioni; la presidente della Commissione ambiente regionale Paola Barassi, il sindaco Franco Barbero, il presidente della Commissione ambiente comunale Mauro Dovis e Flavio Bruzzesi, presidente del comitato "No inceneritore, no inquinamento", che sul giornale aveva confermato la notizia della perdita. L'affluenza della popolazione è stata buona.

Sogin: la situazione è questa
Spezia ha illustrato la situazione: «La piscina contiene 52 elementi di combustibile irraggiato provenienti dalla centrale di Trino e 48 semibarrette provenienti da Garigliano: un totale di due tonnellate di biossido d'uranio, dall'attività elevata, la sostanza più radioattiva che si conosca. A raffreddare e a fare da schermo al combustibile, 7 metri d'acqua a coprirlo. Nell'intercapedine è presente della ghiaia, anch'essa schermante, ed è qui che si sono rilevate le perdite continue. Sotto la piscina c'è suolo alluvionale, alla profondità di 5 metri una prima falda superficiale, a 40 un acquifero profondo, a 70 un'altra falda e a 100 la falda che porta acqua ai pozzi dell'Acquedotto del Monferrato. Sogin, che ha assunto l'incarico di responsabilità sul sito nell'agosto 2003, ha subito verificato la presenza di infiltrazioni nelle intercapedini. Si effettuano inoltre carotaggi per il controllo del terreno ed esistono pozzi piezometrici per quello dell'acqua. L'intercapedine era stata progettata per intercettare le infiltrazioni, molto probabili perché la piscina non è foderata d'acciaio, e quindi l'acqua che viene a contatto con le piastrelle e il calcestruzzo trasuda. Dal giugno 2004 l'impianto è stato dotato di sonde per il monitoraggio e l'estrazione dell'acqua, che dopo una purificazione viene reimmessa nella piscina. Dall'ottobre 2004 il livello viene mantenuto a 90 cm (quota fisiologica per garantire l'estrazione). Sulla parete esterna nel 2003 sono state riscontrate macchie di umidità, i controlli hanno dato risultati rassicuranti». L'Arpa ha effettuato continui monitoraggi e ha stilato una relazione, illustrata nel marzo 2005 al prefetto Cerenzia, di Apat e Sogin. «Le conclusioni – secondo Spezia – sono state tranquillizzanti, tanto da indurre l'allora Prefetto a non ritenere necessaria la diffusione di informazioni. Noi siamo una società di Stato, riferiamo alle autorità di controllo: Arpa, Apat e la Prefettura. Esse hanno ritenuto di non fornire informazioni per non allarmare la popolazione».

I monitoraggi dell'Arpa
I rappresentanti dell'Arpa hanno dichiarato che i monitoraggi vengono effettuati dal '94 su acqua, terreno ed alimenti. Dopo la riunione in Prefettura, Arpa ha effettuato opere di monitoraggio straordinario, oltre a quello ordinario sull'acqua potabile degli acquedotti di Saluggia, Crescentino e dell'Acquedotto del Monferrato. La falda superficiale è stata la più controllata perché più vulnerabile e i controlli nei pozzi piezometrici sono quindicinali. Sono stati effettuati carotaggi a monte e a valle, e non è stata rilevata contaminazione correlabile alle perdite. Quella presente, secondo Arpa, è derivante da vecchie esplosioni e da Chernobyl.

Barassi: serve trasparenza
La consigliera Barassi mantiene le proprie perplessità: «Abbiamo appreso anche noi la notizia dai giornali. Nelle molte audizioni in Commissione ambiente su Saluggia, alle quali erano presenti anche gli amministratori, non abbiamo mai avuto la notizia della perdita. Dopo un'iniziale sconcerto abbiamo presentato un'interrogazione. Inoltre abbiamo scritto al Presidente del Consiglio e al ministro per le Attività produttive chiedendo il rispetto della legge 368 e l'uscita dalla logica emergenziale, che comporta mancanza di informazione e di trasparenza verso i cittadini. Occorre dare massima trasparenza ai cittadini: si deve smetterla di pensare di avere a che fare con dei sudditi».

Trasferire il combustibile
Spezia si difende: «Prima di me in Sogin vigeva la logica dell'Enel: dire il meno possibile, e se possibile non dire nulla. Concordo con Barassi sulla scelta sbagliata di non dare informazione, ma Sogin è legata a vincoli che altri non hanno, come la Regione e il Comune. Sogin ha segnalato il problema e l'Arpa è entrata nel sito. Non abbiamo fatto noi l'impianto: ci siamo ritrovati a gestirlo non senza difficoltà; va chiuso e smantellato nel più breve tempo possibile. Stiamo procedendo per eliminare il fattore di rischio». Spezia si riferisce alla possibilità di trasferire il combustibile nella piscina Avogadro, soluzione non attuabile ora in quanto il carroponte non ha portata sufficiente per alzare i cask con il combustibile. Sogin sta studiando una soluzione che dovrebbe portare entro fine anno all'adeguamento della piscina e, in tempi più lunghi, al trasferimento. Secondo Gili non sussistono problemi di tenuta della struttura.

Bruzzesi: senso civico
Poi l'intervento di Flavio Bruzzesi: «Non si possono tenere nascosti questi problemi. La mia uscita è motivata da un silenzio assordante sulla vicenda. Il rischio c'è, la situazione non è normale, altrimenti non si farebbero controlli straordinari. Ora ci sarà un controllo più severo da parte delle istituzioni e dell'opinione pubblica. Occorre chiamare ognuno alle proprie responsabilità e attuare soluzioni attente. Oggi è tutto ok, ma se si inquina la falda è troppo tardi. Esiste un piano d'emergenza? E se ci fosse una rottura della piscina? Qual è la sicurezza degli operatori? Ho annunciato il problema in Comune, alla Commissione ambiente. Quel che ho fatto è stato per senso civico».

Il Comune: sapevamo
Mauro Dovis ammette che la commissione era a conoscenza del problema e aveva ricevuto la relazione dell'Arpa. «Non ho ritenuto opportuno consigliare il sindaco di informare la popolazione perché non c'era una situazione emergenziale. Non era la commissione che doveva renderla pubblica». A questo punto interviene il sindaco Barbero che racconta come nel giugno 2004 fu messo a conoscenza della situazione da informative riservate e di aver avuto contatti costanti con Arpa. Poi l'inattesa ammissione: «Su quanto detto mi addosso la responsabilità, mi addosso le colpe perché dovevo dare un'informazione maggiore alla popolazione. Dovevo informarvi, la commissione non ha colpe».

Tante domande
Gian Piero Godio di Legambiente chiede se l'origine delle perdite può derivare da eventi esterni come la trivellazione per costruire la muraglia perimetrale dell'impianto, mentre ad Arpa domanda se si sente di escludere un rilascio o se esso ci sia ma non tale da contaminare la falda. Le domande si susseguono e le risposte sono vaghe o inesistenti. Ci si chiede se, vista l'assenza del carroponte, se succedesse qualcosa non si possa far nulla. Si parla di discesa del livello dell'acqua da 7m a 6m 50, la risposta? Evaporazione. Ma le continue domande dei cittadini lasciano trapelare preoccupazione, e i dubbi, più che placati, crescono, in attesa di nuove (future?) risposte.

(da la Gazzetta.info del 15 giugno 2006)


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